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Valvulopatie

Il team medico specialistico della clinica Magdalena, Croazia

Le valvole cardiache sono strutture anatomiche complesse situate tra l'atrio e il ventricolo e tra il ventricolo e l'arteria che fuoriesce dal cuore. Le valvole cardiache sono quattro: la valvola mitrale, ossia quella che impedisce il reflusso del sangue dal ventricolo sinistro all'atrio sinistro; la valvola aortica, che mantiene il sangue nell'aorta una volta che vi è stato pompato dal ventricolo; la valvola tricuspide, che impedisce il reflusso del sangue dal ventricolo destro all'atrio destro; e, infine, la valvola polmonare, che mantiene il sangue nell'arteria polmonare una volta che vi è stato pompato dal ventricolo destro. Perché le valvole cardiache funzionino normalmente, è necessario che anche le altre parti del cuore funzionino normalmente e non presentino alcuna alterazione anatomica.

Le cardiopatie valvolari alterano la funzione valvolare, sia che il sangue vi defluisca con difficoltà a causa di una stenosi, sia che non siano in grado di impedire il reflusso sanguigno.

Siccome, a causa delle cardiopatie valvolari che degenerano con il passare del tempo, il cuore è costretto a lavorare sotto una maggiore pressione, a lungo andare si verificheranno episodi inevitabili di insufficienza cardiaca e di dilatazione del miocardio.

Le cardiopatie valvolari

I sintomi delle cardiopatie valvolari non sono specifici, e dipendono molto da quale valvola è danneggiata e dal modo in cui è danneggiata, da quanto tempo la valvola è danneggiata, dalle condizioni di salute del cuore, e se esistono o meno altre patologie cardiache (coronaropatie, ipertensione) ecc.. I sintomi più frequenti sono la difficoltà a respirare in condizioni di sforzo (e più avanti anche a riposo), una certa pressione al torace, la perdita dei sensi, l'aritmia cardiaca, il gonfiore agli arti inferiori e all'addome.

La causa più frequente delle cardiopatie valvolari oggi sono le modificazioni degenerative che avvengono con la vecchiaia. Lo stato peggiora nei pazienti affetti da ipertensione non curata. Altre cause delle valvulopatie, ma anche dei danneggiamenti a carico delle strutture cardiache intorno ad esse che incidono direttamente sulla loro funzione, sono le malattie coronariche (ischemiche), le cardiopatie congenite, le cardiomiopatie, i processi infiammatori che interessano il miocardio e le valvole cardiache, le malattie reumatiche delle valvole cardiache (nei pazienti che hanno avuto le febbri reumatiche), ecc..

La diagnosi di questa malattia inizia con un colloquio con lo specialista, incentrato sui disturbi e le malattie pregresse (anamnesi), e con l'esame obiettivo. In base ai sintomi e ai segni riscontrati, oltre che agli esami dei rumori cardiaci e di altri indicatori tipici, è già possibile dedurre di quale tipo di patologia valvolare si tratta.

Tale deduzione va confermata mediante un'ecografia transtoracica, con la quale è possibile visualizzare la struttura anatomica delle valvole e delle altre parti del cuore e verificarne la funzionalità. A questo punto è possibile stabilire la gravità della malattia.

Con l'ecografia transesofagea (la sonda dell'ecografo viene inserita nell'esofago) è possibile visualizzare le strutture anatomiche interessate con un grado di precisione ancora maggiore.

La caterizzazione del cuore è un esame invasivo con il quale, mediante un catetere inserito nelle cavità del cuore attraverso l'arteria e la vena inguinali, si rilevano con esattezza i valori di pressione all'interno delle cavità cardiache, il che consente di stabilire con la massima precisione la gravità della malattia. Quando è previsto un intervento chirurgico, esso viene di norma preceduto, tra l'altro, dalla coronarografia, il che consente di risolvere nel medesimo intervento anche un'eventuale coronaropatia.

Il test ergometrico è un metodo diagnostico che aiuta a valutare le capacità funzionali del paziente, oltre a scoprire eventuali deficit nell'approvvigionamento di ossigeno al cuore e potenziali pericoli di aritmia sottosforzo.

L'ECG Holter registra per 24 ore le alterazioni del ritmo cardiaco spesso causate da cardiopatie valvolari.

È raro che si ricorra a altri esami invasivi o non invasivi.

Una risposta definitiva alle cardiopatie valvolari la garantisce l'intervento chirurgico. Al posto della valvola malata, se ne impianta una artificiale, meccanica o biologica (maggiori dettagli nel testo che parla degli interventi chirurgici al cuore). Esistono rigidi criteri che indicano, in base al grado di gravità della malattia, qual è il momento più propizio per l'intervento. In certi pazienti, per la gravità della cardiopatia di cui sono affetti o per la concomitanza di altre patologie, se l'intervento chirurgico non è praticabile perché esporrebbe il soggetto a un rischio troppo elevato, si prosegue con la terapia farmacologica.

Anche se le cardiopatie valvolari non possono essere definitivamente curate con un'adeguata terapia farmacologica, essa potrà comunque rallentare la degenerazione delle funzioni cardiache e, quindi, si pone come base per il trattamento di ogni singolo paziente. Una volta impiantata la valvola meccanica artificiale, è necessario assumere per tutta la vita farmaci anticoagulanti (vafarin) e somministrare la profilassi antibiotica tipica di ogni intervento invasivo (come negli interventi odontoiatrici e negli interventi chirurgici di piccola o grande portata).

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