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Cardiomiopatie

Il team medico specialistico della clinica Magdalena, Croazia

Nella prassi clinica quotidiana, chiamiamo erroneamente cardiomiopatie tutte le disfunzioni cardiache, a prescindere dalla loro eziopatogenesi, comprendendo cioè anche le disfunzioni causate da ipertensione arteriosa, da una malattia coronarica o da una cardiopatia valvolare. Le cardiomiopatie in senso stretto, tuttavia, sono soltanto quelle patologie del muscolo cardiaco (il miocardio appunto) congenite o acquisite.

Le cardiomiopatie più frequenti si presentano come fenomeni d'ipertrofia o dilatazione cardiaca.

La cardiomiopatia ipertrofica

La cardiomiopatia ipertrofica è un disturbo congenito del miocardio che si presenta insolitamente gonfio. L'ipertrofia comporta una difficoltà del flusso del sangue, una riduzione dell'elasticità del miocardio (e quindi della sua capacità di "riempirsi" di sangue), più tardi anche disfunzioni cardiache al livello della sua funzione di pompaggio e una tendenza all'aritmia cardiaca, con l'accentuato rischio di una morte improvvisa.

I suoi sintomi più frequenti sono l'affanno, la perdita di coscienza, il dolore al torace e la sensazione che il cuore batta a un ritmo irregolare.

La diagnosi si basa sull'anamnesi, l'esame obiettivo, l'ecocuore e la cateterizzazione cardiaca (o coronarografia), oltre alle utili informazioni che si possono ottenere dal test ergometrico e dall'ECG Holter 24h.

Innanzi tutto si cura con farmaci che ne rallentano la degenerazione, oltre a ridurne i sintomi e il rischio di eventi letali. In determinati casi, è possibile intervenire asportando chirurgicamente parte del cuore ipertrofico, oppure chiudendo per via percutanea la branca dell'arteria coronarica che l'approvvigiona. In presenza di un caso di cardiomiopatia ipertrofica è opportuno sottoporre ad esame anche i parenti stretti del malato.

La cardiomiopatia dilatativa

La cardiomiopatia dilatativa è una malattia primaria del miocardio di origine sia congenita sia acquisita, che comporta l'espansione delle cavità cardiache e una notevole riduzione della funzione di pompaggio del cuore.

I suoi sintomi più frequenti sono l'affanno, il gonfiore agli arti inferiori, la spossatezza, la scarsa resistenza agli sforzi fisici e altro ancora.

La diagnosi si basa sull'anamnesi, l'esame obiettivo, l'ecocuore e la cateterizzazione cardiaca (o coronarografia), anche se esistono numerosi altri esami diagnostici che danno utili informazioni sulla gravità della malattia.

Innanzi tutto si cura con farmaci che ne rallentano la degenerazione, riducendone i sintomi e il rischio di eventi letali. In determinati casi, è possibile intervenire impiantando un apparecchio simile all'elettrostimolatore che migliorerà la funzione cardiaca e interromperà l'aritmia maligna. Nell'ultimo stadio della malattia, in determinati casi si ricorre all'estremo rimedio del trapianto di cuore.

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