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Aritmie cardiache

Il team medico specialistico della clinica Magdalena, Croazia

Le aritmie cardiache sono alterazioni del ritmo cardiaco. Il normale ritmo cardiaco è detto ritmo sinusale per il fatto che l'impulso cardiaco ha origine nel nodo senoatriale nell'atrio destro. L'impulso elettrico si espande per gli atri, il che comporta la loro contrazione (sistole) e il pompaggio del sangue nei ventricoli.

La bradicardia sono i battiti del cuore rallentati. Cuore e' un muscolo si contrae un certo numero di volte in un minuto e in questo modo spinge la sangue come una pompa per apparato circolatorio. Il numero delle contrazioni del muscolo chiamiamo i battiti del cuore. Una persona sana ha il numero dei battiti che varia da 60 a 100 battiti in un minuto. Gli sportivi hanno il cuore piu' forte e percio' hanno meno battiti perche' la capacita' del cuore e' maggiore.

Quando il cuore batte tra 40 e 45 battiti in un minuto e guardando l'elettrocardiogramma (ECG) si vedono i segni di disturbi del sistema elettrico del cuore questo potrebbe rappresentare un problema. Se questo e' accompagnato dai sintomi come la stanchezza, le vertigini e la perdita di coscienza allora potrebbe trattarsi di una situazione seria e a volte anche pericolosa per la vita.

Bradicardia

Bradicardia si cura con impianto di elettrostimolatore oppure pacemaker. Pacemaker e' un apparato fatto di un microchip con numerose funzioni, un sensore e un elettrodo che attraverso la vena scendono nella cavita' cardiaca. Il pacemaker si implanta sotto la pelle sotto la clavicola destra o sinistra, e si tratta del principio di elettrostimolazione del cuore cioe' tramite gli impulsi elettrici si mantengono i giusti battiti del cuore.

La vita del paziente con pacemaker e' completamente normale ed oggi una decina di milioni di persone sono i portatori di questo apparecchio. I pacemaker di oggi normalmente durano da 10 fino a 12, e a volte anche fino a 15 anni.

Questa alterazione del nodo senoatriale è conseguenza di alterazioni degenerative, di coronaropatie e di altre malattie cardiache. Si manifesta con un battito cardiaco più lento del normale, il che può comportare l'insorgere di disturbi e perdite di coscienza. Spesso richiede l'impianto di un elettrostimolatore cardiaco permanente il quale, al fine di mantenere nella norma il battito cardiaco, trasmetterà l'impulso elettrico al cuore quando il nodo senoatriale non funzionerà come dovrebbe.

Il blocco atrio-ventricolare (AV) si manifesta in seguito a alterazioni degenerative, a coronaropatie o ad altre anomalie anatomiche. Il battito del cuore rallenta o si ferma temporaneamente o permanentemente a livello del nodo atrio-ventricolare nel passaggio dagli atri ai ventricoli, il che comporta disturbi o perdita dei sensi, dolori al torace o dispnea. Spesso richiede l'impianto di un elettrostimolatore cardiaco permanente che, una volta riconosciuto il battito cardiaco naturale nell'atrio, trasmette l'impulso elettrico al ventricolo.

La tachicardia e' il ritmo del cuore accelerato. Normalmente il cuore batte 60 a 100 battiti per un minuto, pero' spesso puo' andare fino a 100 bpm. Naturalmente esistono intervalli specifici percio' non e' strano quando una persona sana ha i battiti fino a 110, 120 oppure 150 in un minuto. Se il numero di battiti attraversa 180, allora si tratta di un caso di grave tachicardia che richiedera' una certa terapia dipendendo da cio' che ci mostrera' ECG.

I pazienti che soffrono di tachicardia noteranno da soli che qualcosa non va' bene e che il loro cuore batte troppo velocemente. Esistono diversi tipi di tachicardia come per esempio tachicardia sopraventricolare che e' abbastanza comune e normalmente appare dalle persone giovani. Questo tipo di disturbi comincia al improvviso e spesso non sono legate all'attivita' fisica ne' alla posizione del corpo. Appaiono momentaneamente e spariscono senza alcuna ragione visibile. In queste situazioni il cuore batte da 180 fino a 220 bpm. Quando succede la accelerazione estrema dei battiti possono apparire altri sintomi come la caduta della pressione del sangue, le vertigini, e raramente anche la perdita della coscienza.

La fibrillazione atriale indica il caotico e irregolare propagarsi dell'impulso elettrico nell'atrio, il che comporta una diminuzione della sua contrazione. Nella maggior parte dei casi è conseguenza di una qualche anomalia anatomica, anche se non sono rari i casi in cui si manifesta in soggetti in giovane età perfettamente sani. Siccome l'impulso elettrico si propaga irregolarmente attraverso il nodo atrio-ventricolare nel ventricolo, il battito cardiaco ne risulterà alterato, accelerato o rallentato. Il paziente avvertirà una fastidiosa sensazione a livello di battito cardiaco, il che potrà comportare la perdita dei sensi o stati d'insufficienza cardiaca. Se dura a lungo, c'è il rischio che possa causare un'ischemia celebrale.

A seconda della durata del fenomeno e del grado di lesione dell'atrio sinistro, abbiamo la possibilità di intervenire con una delle seguenti strategie terapeutiche parimenti efficaci:

  1. l'aritmia resta, ma il battito cardiaco viene tenuto sotto controllo (50-100/min.) con l'assunzione di un'adeguata terapia farmacologica e l'assunzione di un anticoagulante (Martefarin, warfarin) per impedire il riformarsi dei trombi;
  2. si cerca di riportare nella norma il ritmo sinusale con farmaci mirati o con defibrillazione (brevissimi elettroshock) in anestesia totale. Dopo di che si cerca di tenere il ritmo sinusale nella norma.

In entrambi i casi è necessario risolvere il problema a monte, ossia curare la malattia/anomalia che ha portato all'aritmia. Ultimamente per risolvere il problema della fibrillazione atriale viene impiegato un metodo terapeutico altamente sofisticato e dai buoni risultati, basato sulla ablazione mediante radiofrequenza dell'imbocco delle vene polmonari, intervento eseguito nel laboratorio di elettrofisiologia cardiaca in anestesia locale. Una volta inserito il catetere nell'atrio sinistro attraverso la vena inguinale, riscaldando la punta del catetere otteniamo la distruzione controllata del tessuto miocardico patogeno all'imbocco di ognuna delle quattro vene polmonari. Così facendo si isolano le vene polmonari che sono spesso responsabili della recidiva fibrillazione atriale.

La tachicardia parossistica sopraventricolare (o tachicardia da rientro nodale) è un'aritmia circolare nella quale un fascio all'interno del cuore trasmette l'impulso elettrico nella direzione sbagliata. In determinate situazioni si ha la circolazione dell'impulso elettrico sia attraverso il sistema normale, sia attraverso il fascio, il che provoca la tachicardia, ossia un'accelerazione del battito cardiaco (spesso oltre i 200/min.). Questo genere di aritmia, tranne che in rari casi, non è pericolosa, ma è senz'altro molto fastidiosa e richiede un intervento urgente. A seconda della posizione del fascio patologico, si distingue tra AVNRT, in cui il fascio è posizionato in prossimità del nodo atrio-ventricolare, e la sindrome WPW, in cui il fascio si trova più frequentemente nel cuore sinistro tra l’atrio e il ventricolo. In passato la normale terapia prevedeva la somministrazione di farmaci che interrompono e impediscono il ripetersi dell’aritmia. Oggi è possibile risolvere definitivamente questo problema con un intervento che si chiama ablazione mediante radiofrequenza, descritta nel paragrafo precedente. Riscaldando l’apice del catetere, posizionato esattamente sul punto del fascio patologico, si interrompe la possibilità del passaggio dell’impulso elettrico verso la direzione sbagliata, impedendo definitivamente l’insorgere dell’aritmia.

L'ondulazione atriale è quell'aritmia che si manifesta tanto in un cuore sano, quanto in un cuore con anomalie anatomiche congenite ed è dovuta alla circolazione dell'impulso elettrico nell'atrio destro. Il quadro clinico e l'approccio terapeutico standard sono simili a quelli già visti per la fibrillazione atriale. Oggi si interviene con buon successo mediante l'ablazione a radiofrequenza dell'istmo, ossia con la distruzione mirata e controllata dell'istmo responsabile dell'irregolare propagazione dell'impulso elettrico. I principi di questo metodo sono descritti nei paragrafi precedenti.

L'extrasistole è un battito cardiaco prematuro che si verifica a causa del manifestarsi dell'impulso elettrico fuori del normale nodo sinusale. Se le extrasistoli si verificano nell'atrio, parleremo di extrasistoli sopraventricolari (SVES), se si verificano nel ventricolo parleremo di extrasistoli ventricolari (VES). Presenti di norma anche nella maggior parte delle persone sane, se sono frequenti, se provengono da più focolai o sono complesse (in coppia, ogni secondo o terzo impulso cardiaco) possono essere il sintomo di una cardiopatia. Quando si manifestano in persone sane, non richiedono alcun intervento terapeutico. Nei cardiopatici è necessario curare la patologia che ne è la causa. In determinate situazioni, quando le funzioni cardiache sono altamente compromesse, è necessario somministrare farmaci che ne riducono la frequenza.

La tachicardia ventricolare e la fibrillazione ventricolare sono aritmie rare e pericolose per la vita perché portano a inadeguate contrazioni dell'atrio cardiaco e a un calo eccessivo dei valori della pressione e, se durano a lungo, possono portare anche alla morte. Nei pazienti esposti a un maggiore rischio, è necessario intervenire con speciali farmaci antiaritmici e talvolta è consigliato anche l'uso di un defibrillatore cardiaco impiantabile. Si tratta di un apparecchio simile al pacemaker che segue permanentemente il ritmo cardiaco, riconosce l'aritmia letale e trasmette uno shock elettrico che la interrompe immediatamente, salvando la vita al paziente.

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